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ABSTRACT
Capo
Il capo crea sempre problemi e anche in questo caso
non si smentisce. Quando capo è parte di una parola composta,
e dobbiamo costruire il plurale siamo assaliti da seri dubbi: si
dirà i capostazione o i capistazione? I caporeparti o i capireparto?
I capoofficina o i capiofficina? I capimacchinista o i capomacchinisti?
La norma vuole che se capo è persona di sesso maschile, a
capo di una cosa si flette il primo termine (la o si cambia in i:
i capistazione i capireparto, i capiofficina); se a capo di persone
si flette il secondo termine (capomacchinisti).
Per altri casi di parole composte non esitate a consultare i vocabolari
dove troverete:
altiforni e non altoforni,
bassifondi e non bassofondi,
bassopiani e non bassipiani,
capolavori e non capilavoro,
cassapanche e non cassepanche,
casseforti e non cassaforti,
pellirosse e non pellerossa,
pescecani e non pescicani,
pomodori e non pomidori,
purosangue e non purisangue,
roccheforti e non roccaforti,
terrecotte e non terracotte,
un'ultima raccomandazione non vi fidate delle correzioni segnalate
o automatiche degli elaboratori, talvolta non sono corrette.
Stare
Solo per ricordare che accanto a stare è
inutile mettere in quel momento o in quell'istante o attualmente.
"In quel momento stava mangiando". Lo capiremo meglio
esprimendo tutto il concetto:
"Mentre Maria riposava, in quel momento Carlo stava mangiando".
Se sopprimiamo in quel momento (che peraltro è insito nel
significato del verbo stare), la frase scorre meglio:
"Mentre Maria riposava, Carlo stava mangiando".
Di solito si sente dire: "dal momento che non si trova un accordo
è inutile continuare la trattativa". In questo caso
è preferibile sostituire dal momento che con: poiché,
giacché, visto che. Invece è ben detto: "dal
momento che l'incontrai m'innamorai di lei".
Ritorniamo a: stare. Non chiediamo: "dove sta la penna?",
ma "dov'è la penna".
Vero e proprio
È un vero e proprio insulto alla nostra lingua.
Cosa significa questo rafforzativo? Si dica vero e basta. Ahimè!
Mi accorgo che l'ho scritto anch'io in un libro. Voi evitate di
farlo.
Proprio in questo caso, è un avverbio, equivale a precisamente,
veramente, giustamente, addirittura.
Proprio può essere anche sostantivo: ciascuno si guarda il
proprio, nel senso di ciò che possiede.
Proprio, è aggettivo possessivo e sostituisce suo, sua e
loro, spesso per evitare confusione. Per esempio: Carlo abitava
la sua casa e Alberto si godeva la sua. Quella di Carlo? No, e allora
per evitare equivoci diciamo la propria, ma non la propia (arcaico).
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