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PREFAZIONE
Alcuni anni fa ero nello studio del mio amico e
maestro Gaetano Afeltra, in piazza Cavour a Milano.
Si parlava del più e del meno, quando mi domandò cosa
stessi scrivendo. Gli risposi che stavo raccogliendo notizie su
fatti accaduti nella nostra città di Napoli, essendo convinto
di quanto possa essere utile per la storia la conoscenza della vita
privata di un popolo e i suoi usi e costumi.
Nel lasciarci mi disse: «Appena hai qualcosa di pronto, sarò
curioso di leggerti».
In seguito portai ad Afeltra alcune cartelle delle mie storie;
dopo averle lette, con quel signorile accento napoletano commentò:
«Della permanenza a Napoli di Giovanni Boccaccio devono essere
rimaste tracce profonde nella storia cittadina, a giudicare dalle
vicende davvero boccaccesche che tu racconti. Continua,
ne verrà fuori unantologia interessante, un Decamerone
napoletano». Ne rimasi lusingato.
Per un po le mie ricerche in quella direzione ebbero una battuta
darresto. Fui distratto da altri impegni editoriali. Poi un
giorno, curiosando in un polveroso fascicolo della Biblioteca Nazionale
di Napoli, trovai una lettera di Matilde Serao. Ne riporto qualche
brano:
«Tu erri lontano di qua, anima vagabonda, e le brume, in cui
si affisa il tuo malinconico occhio, ti mettono intorno quellambiente
monotono e triste in cui si acquieta ogni agitazione. Ma nelle tranquille
divagazioni dove il tuo spirito amareggiato si disacerba, nella
sorridente mestizia che aleggia in quello che serbi, io veggo ogni
tanto una esclamazione vivace. Tu non hai dimenticato il tuo mare,
il nostro bel mare di Napoli. [
] Il mio golfo tu non lhai
dimenticato. Io leggo quello che scrivi, ma indovino quello che
pensi. Devi soffrire di una segreta nostalgia che non osi confessare,
tu, esiliato volontario. E come leco dolorosa si ripercuote
nel mio fedele e forte cuore damica, così io risponderò
a quello che nascondi piuttosto che a quello che palesi, e tinvito
a raccontare la storia e le leggende del mio poetico golfo».
La misteriosa lettera mi parve un segno del destino: dovevo raccogliere
linvito a raccontare la storia e le leggende del poetico
golfo.
Così è nato questo libro.
In queste pagine re e regine, dame e cavalieri, santi e briganti,
dotti e ignoranti - ora tragici, ora comici - rivivono la loro vita:
di essi sono stati colti gli aspetti più intriganti, forse
anche piccanti, i costumi e le tradizioni della loro epoca. Per
tracciarne un profilo autentico sono stati violati archivi,
collezioni private, diari e quaderni segreti dei protagonisti; per
ricomporre lo scenario nel quale si mossero si è andati a
frugare nelle pieghe della storia.
Il libro è un invito alla scoperta di una città, Napoli,
del suo volto segreto e misterioso, delle sue vestigia, di quella
sua civiltà popolare, scettica e disincantata, che ha vissuto
al limite dellimmaginario troppo oltraggiata da luoghi comuni.
La sua verità umana emerge dalla puntigliosa descrizione
delle antiche tradizioni, dal suo folclore ricondotto alla società
che lo espresse e lo alimentò.
Più di duemila anni, dalle leggendarie origini di Partenope
ai giorni nostri, uninterminabile carrellata che vede sorprendenti
personaggi, mitici e reali, spesso trascurati dalla saggistica,
ma per molti versi emblematici del loro tempo, con le loro storie
più piccanti, i loro vizi e le loro stravaganze. Storie di
uomini illustri di ieri e di oggi che, con la loro scienza, hanno
aperto e aprono la strada a nuove e più profonde conoscenze.
Ho tratto dalle ombre della storia e dalle nebbie di manoscritti,
spesso indecifrabili, fatti volti a rendere omaggio alla Napoli
nobilissima, nobilissima non tanto per la sua aristocrazia,
ma per lintelligenza, lacume, la cultura e lo spirito
dei suoi abitanti.
Sono stato attento a rendere questo lavoro leggero e, spero, piacevole,
lontano dallaridità della storia e la polvere degli
archivi.
Un criterio cronologico è stato seguito per raccontare i
fatti. Per le biografie non sempre la data di nascita dei personaggi
è stata presa come riferimento: per esempio per Benedetto
Croce si è tenuto conto del periodo della sua più
intensa influenza culturale (il XX secolo). Per la descrizione dei
luoghi, degli usi e dei costumi si è preferita una collocazione
coerente al contesto strutturale, tale insomma da conferire al testo
una logica consequenzialità.
Laffetto per le vecchie memorie mi ha guidato
nella scrittura di queste pagine; mi auguro che esso sia percepito
e trovi riscontro nellanimo del lettore.
C. A.
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